Fotografia etica, a Lodi l'occhio che inquadra l'impegno sociale

di Daniele Lettig

Al via sabato nella città lombarda l’ottava edizione della rassegna: fino al 29 ottobre quattro weekend di mostre e incontri, con al centro il rapporto tra fotogiornalismo e Ong. Intervista al coordinatore della rassegna, Alberto Prina: “Siamo gli agricoltori della fotografia”

MILANO. Trentaquattro mostre, oltre cinquanta incontri pubblici, venti fotografi da tutto il mondo che spiegheranno al pubblico genesi e significato dei loro progetti: sono alcune delle iniziative previste da sabato 7 a domenica 29 ottobre a Lodi, all’interno dell’ottava edizione del Festival della fotografia etica. Una realtà che negli anni si è ritagliata un ruolo internazionale, pur conservando una misura umana e legata al territorio: «Alcuni amici hanno definito noi organizzatori – i membri del Gruppo fotografico progetto immagine – come “gli agricoltori della fotografia”», racconta Alberto Prina, coordinatore della manifestazione assieme ad Alberto Mendichi. «Intendevano dire che siamo persone che non spingono la natura ad andare più velocemente rispetto al suo ritmo: una definizione che ci piace moltissimo. Il festival, infatti, non è nato dall’iniziativa di un comune che ci ha investito un grande budget, ma come un’esigenza della società e a Lodi ha trovato la situazione per potersi sviluppare al meglio, crescendo per gradi in armonia con il tessuto della città».

Perché Lodi è stata importante per questo sviluppo?
«Perché è una città estremamente vivibile, dove i famosi sei gradi di separazione tra le persone sono uno solo, e dove si può lavorare secondo la logica del gelocal, pensare globale e agire locale. Al festival il settanta per cento degli ospiti sono stranieri, così come lo sono almeno metà dei fotografi – provenienti da 60 paesi e cinque continenti – che partecipano al nostro concorso: il World Report Award, di cui siamo molto fieri perché più volte abbiamo premiato “in anticipo” fotografi che poi avrebbero vinto i più grandi riconoscimenti internazionali».



Che cosa vuol dire l’espressione “fotografia ‘etica’”?
«È legata all’origine del festival: la prima edizione, nel 2010, si concentrava su progetti fotografici che avevano come committenti delle associazioni non governative, e quindi avessero alle spalle una motivazione “sociale”, più profonda di quella semplicemente documentaria o informativa».

Nelle edizioni seguenti, come si è evoluto il festival?
«Si è allargato al fotogiornalismo e ai concorsi a tema locale, ma la sezione dedicata all’attività delle organizzazioni non governative rimane tuttora uno spazio fondamentale, con cinque mostre che declinano la loro capacità di intervento in tutto il mondo. Il rapporto tra Ong e fotogiornalismo sarà anche il tema degli Stati generali della fotografia, che si svolgeranno nel terzo weekend del festival».



Che cos’altro potranno vedere i visitatori che arriveranno a Lodi?
«Oltre allo spazio del concorso, che quest’anno avrà una nuova dedicata agli scatti unici, ce ne sarà uno che illustrerà i dieci anni di attività dell’agenzia Noor, di cui fanno parte tredici fotografi internazionali: tra loro c’è anche l’italiano Francesco Zizola, diverse volte vincitore del World Press Photo (il più importante concorso fotografico mondiale, ndr). Un altro sarà invece dedicato ai fatti più importanti degli ultimi quattro anni, dalla fine della lotta armata delle Farc in Colombia alla crisi in Sud Sudan».