Italia, una figuraccia: la Macedonia strappa il pari

di Alessandro Bernini (inviato a Torino)

Illude il gol di Chiellini ma nella ripresa arriva il pari E per la certezza degli spareggi manca un punto

Evitiamo battute su Macedonia, frittate e bolliti. Perché da ridere c’è ben poco. Il pari contro la Macedonia è una delle pagine più tristi della nostra nazionale, fischiata dai 23mila del Filadelfia e in piena crisi d’identità. Tre punte, due esterni altissimi, quasi la carica dei 101 se guardiamo il modulo. E cosa raccogliamo? Due tiri in porta e un gol di Giorgione Chiellini, che di lavoro fa ben altro.



La classifica. Con questo pareggio non ci siamo neanche presi la certezza matematica dei playoff. Bisognerà guadagnarsi il pass conquistando almeno un punto in Albania, oppure sperare che le rivali non vincano segnando a raffica. Ma il pari è pessimo anche per r il ranking Fifa.

Un pianto. Buone notizie? Beh, in pratica non ce ne sono. Neanche una. Ieri all’Olimpico c’erano tanti bambini, non è stato un grande spot al gioco del calcio. Ventura in questo stadio aveva regalato anche spettacolo ai tempi del Toro, l’Italia di ieri è stata grigia, scontata, sempre in difficoltà negli ultimi 30 metri.

Il 3-4-3 è rimasto una serie di numeri imprigionati dall’assenza di gioco. Pur non avendo campioni, siamo a un punto nel quale la somma del valore dei singoli è inferiore al prodotto di squadra. E qui però, va detto, ci deve pensare Ventura. Non esiste che Immobile resti triste e solitario là davanti, che Insigne tocchi un pallone ogni cinque minuti, che non ci sia mai un centrocampista che si inserisce.

E meno male che la Macedonia è nazionale mediocre, perché altrimenti certe amnesie di Bonucci le avremmo pagate a caro prezzo ben prima del gol di Trajokovski.

Verdi in bianco. Da salvare c’è ben poco. Male anche i giovani. C'era attesa per il debutto di Simone Verdi e sembrava pure una partita perfetta per lui: avversario malleabile, schierato con una difesa a tre che doveva far la gioia di chi ama puntare in uno contro uno. Invece l'inizio di Verdi è stato un tentativo di battere il record mondiale dei passaggi sbagliati e poi non si è più ripreso. Il ragazzo si è giocato male la sua chance.

Senza profondità. Fosse stato un cruciverba, il primo tempo degli azzurri avrebbe avuto definizioni solo orizzontali. Tante, una marea. Infinite come quel tic-tac di passaggi in fase di costruzione, senza che si riuscisse a dare profondità. Qualche pallone ha provato a tenerlo su Immobile che però ha spesso sbattuto la testa su Musliu. Questo perché il gioco azzurro non riusciva ad essere avvolgente e i due esterni altissimi (Zappacosta e Darmian) finivano quasi per togliere punti di appoggio alla manovra. Solo Insigne ha provato ad accendere la luce (ma al 7' si è divorato un gol fatto solo davanti al portiere), e guarda caso anche nel gol del vantaggio c'è il suo zampino (destro): bella apertura per Immobile che alza la testa e mette palla al centro dove con tempismo da bomber Chiellini mette dentro. Meglio così. Anche se il gol non è arrivato dopo una manovra, ma dagli sviluppi di un angolo. Ecco perché Chiellini si trovava da quelle parti.

Il pareggio. Brutta Italia anche quella del secondo tempo. Che ha iniziato a giochicchiare come se vincesse 5-0, con superficialità, presunzione. E al 32’, improvviso, è arrivato il pari della Macedonia, una rasoiata di Trajkovski che ha infilato Buffon. Incredibile.

Una nazionale con un briciolo di personalità sarebbe andata all’assalto. Macché. Qui niente occhi delle tigre, niente gioco, niente tiri in porta. Ci siamo avviati lentamente verso il fischio finale nella tristezza più infinita. Così, caro Ventura, si va poco lontani.

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