Anziana uccisa in casa a Este, arrestato l'assassino: era il fidanzato della badante

A distanza di un anno e mezzo dai fatti, i carabinieri hanno individuato il colpevole dell'omicidio di Liliana Armellini: è un 37enne di Casale di Scodosia

Preso l'omicida dell'anziana di Este: la conferenza stampa dei carabinieri

PADOVA. I Carabinieri del Comando Provinciale di Padova, a distanza di un anno e mezzo, hanno arrestato l’autore dell’omicidio dell’anziana Liliana Armellini, il cui corpo senza vita fu rinvenuto la mattina del 23 maggio 2016, riverso a terra e con le caviglie immobilizzate con nastro da imballaggio, al piano terra della sua abitazione di via Pilastro 71 a Este. Si tratta di un italiano 37enne, Michele Bonaldo, di Casale di Scodosia, pregiudicato. A quanto si è appreso, era il fidanzato della badante dell'anziana. 

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Nei suoi confronti il gip del tribunale di Rovigo Alessandra Martinelli ha firmato un'ordinanza di custodia cautelare il 14 dicembre 2017 per omicidio a scopo di rapina e ora è stato rintracciato e portato in casa circondariale a Rovigo.

Liliana Armellini, la vittima

La vittima, 73 anni, molto conosciuta in paese perché aveva lavorato come barista, era stata ritrovata dalla badante riversa in terra nell'ingresso della casa in cui viveva con la sorella disabile, con sangue che usciva dalla testa, in una posizione compatibile con una caduta.

Michele Bonaldo, accusato di omicidio

Le caviglie, però, erano legate con del nastro adesivo e una delle camere da letto era stata trovata in disordine. Inoltre, i carabinieri, avevano notato che mancava il portafogli della vittima. Sul caso hanno indagato anche i Ris di Parma.

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L'attività di indagine, condotta attraverso i racconti dei testimoni, intercettazioni telefoniche e ambientali, videosorveglianza degli indagati e gli esami biologici condotti dal Ris di Parma, ha permesso di ricostruire la vicenda.

Nella notte tra il 22 e il 23 maggio Bonaldo si sarebbe introdotto nella casa della vittima che conosceva perché lì aveva svolto alcuni piccoli lavoretti e perché era stato il compagno della badante.

Per costruirsi un alibi avrebbe lasciato il suo telefono al fratello e gli avrebbe chiesto di inviare dei messaggi preimpostati alla compagna. Si sarebbe quindi introdotto nell'abitazione delle due anziane e, dopo aver immobilizzato la vittima con del nastro adesivo, l'avrebbe picchiata al volto e al corpo e infine soffocata.

Il rapinatore avrebbe rubato una somma di circa mille euro, mentre invece non ha trovato quella più consistente di 10mila euro di cui conosceva l'esistenza ma non il nascondiglio.