Padova, bambina violentata per cinque anni

di Cristina Genesin

Il pm Roberti: « I due cognati colpevoli meritano 8 e 6 anni di carcere». Gli stupri avvenivano fino a tre volte a settimana

PADOVA. Quel giorno in casa ci sono solo la figlia neonata e, al piano inferiore, un fratello che guarda la tivù. In una cameretta, quella piccola ospite arrivata appena tre mesi prima, 13 anni compiuti da poco. D’improvviso, lui spalanca la porta, la insulta, minaccia colpendola con uno schiaffo al volto e terrorizzandola. Poi le strappa il pigiama, lasciandola nuda e scaraventandola sul letto. E lì si consuma lo stupro. Il primo di una serie di violenze sessuali – che avverranno due, tre volte alla settimana per soddisfare i suoi istinti bestiali – durate per cinque anni, almeno fino al marzo 2013. Palcoscenico di quello scempio verso l’innocenza di una bambina, la casa di un amico dell’aggressore «che non fa nulla per impedire l’evento arrivando a cedere una delle proprie stanze da letto per usarla a tale scopo» si legge in uno degli atti dell’inchiesta. Ma le stesse violenze saranno compiute in tre occasioni anche dal cognato ubriaco fradicio, mentre la sorella di quest’ultimo (moglie del primo), forse a conoscenza di quegli abusi, forse disinteressata a quanto accadeva, sfogherà la sua rabbia maltrattando la ragazzina, blindandola rispetto al mondo esterno e costringendola ad accudire i suoi figli.

Colpevoli, tutti e tre, i due coniugi e il parente di origine romena: nessun dubbio secondo la pubblica accusa che ha creduto alla triste e disperata testimonianza resa dalla vittima, isolata dal mondo compresa la famiglia di origine e tenuta a casa da scuola, oggi una donna di 22 anni che si è ricostruita un’esistenza lontana da Padova. E lontana dall’Italia.

Così davanti al tribunale, il pm Benedetto Roberti ha chiesto la condanna a 8 anni di carcere e alla pena accessoria del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati da minori per Eugen Petrica Imbrea, 44 anni di Padova, operaio nel birrificio Peroni (difensore il penalista Michele Godina); 6 anni per il cognato Marcel Imbrea, 42enne, già arrestato nel 2010 per il furto di alcuni fagiani di pregio in una villa a Mira, irreperibile dal 2014 ma attualmente residente in Spagna (avvocato Paolo Tessier), entrambi accusati di violenza sessuale continuata e aggravata nei confronti di una minore di 14 anni; 2 anni con la sospensione condizionale della pena per Ionela Elena Imbrea, 38enne moglie di Petrica e sorella di Marcel (avvocato Silvia Piermarocchi), chiamata a rispondere di maltrattamenti.

Agghiacciante il racconto della vittima, costituita parte civile con l’avvocato Daniela Boscolo Rizzo. Vittima che si è aperta con la psicologa Gloria Fasano, consulente della procura di Padova. È nell’estate del 2008 che la madre (residente in Francia per lavoro) decide di affidare la figlia alla coppia di connazionali (gli Imbrea). Coppia che incontra mentre si trova in vacanza nel villaggio rurale da cui proviene la famiglia in Romania. Poco dopo l’arrivo a Padova, dove vivono gli Imbrea, la piccola scopre l’inferno: abusi sessuali continui, botte, insulti, minacce di morte anche da parte di Ionela. Alla bambina sono concessi solo pochi minuti ogni tanto per andare al supermercato. Nessuna amicizia. Nessun contatto con l’esterno: la conferma è il suo stentato italiano. Solo l’obbligo di provvedere ai lavori domestici e di accudire i figli della coppia in cambio di qualche ricarica telefonica.

Nel 2013 la madre viene a visitarla e capisce che alla figlia è accaduto qualcosa. Ecco perché decide di trasferirla con lei in Francia: solo qui verrà a conoscere la verità tanto che Petrica e Ionela Imbrea, temendo il peggio, si affrettano a raggiungerla per convincere la donna a lasciar perdere. Al massimo a presentare denuncia in Romania dove per i reati sessuali è possibile commutare la pena in un risarcimento in danaro. Madre e figlia rifiutano. E si presentano nella questura di Asti dove presentano denuncia: gli atti sono trasmessi alla procura di Padova e scatta l’inchiesta conclusa con il rinvio a giudizio dei tre imputati. Il processo riprenderà il 17 gennaio con la parola alle difese.