Iter Rfx, sogno da 15 miliardi asse con Francia

di Silvia Quaranta

PADOVA. «Quattro anni fa, qui, c'era l'erba». Poche parole piene di orgoglio, con cui il professor Francesco Gnesotto, presidente del consorzio che riunisce tutti gli attori italiani del progetto...

PADOVA. «Quattro anni fa, qui, c'era l'erba». Poche parole piene di orgoglio, con cui il professor Francesco Gnesotto, presidente del consorzio che riunisce tutti gli attori italiani del progetto Iter, mostra l'enorme edificio che ora si estende su 7.400 metri quadrati. Siamo a Padova, nel cuore della Zip, dive 50 anni fa, l’università, l’Infn e il Cnr ebbero la geniale idea di creare il primo incubatore di Industria 4.0 antelitteram: puntare sulla fusione nucleare e riprodurre in laboraoria la stessa energia del sole. Un progetto che vale 15 miliardi di euro, che ha ricadute importantissime sull’industria e le produzioni di altissima qualità.

All'interno due giganteschi laboratori per gli esperimenti, in cui si entra attraverso portoni scorrevoli spessi più di un metro. Lì, ogni giorno, scienziati da tutto il mondo lavorano per imitare il processo di fusione che avviene sulle stelle, per produrre energia illimitata, sicura e pulita. Entro la fine dell'anno prenderà vita il primo esperimento: Spider, l'iniettore di ioni negativi che verrà poi duplicato per completare Iter, il primo reattore a fusione nucleare al mondo. Il progetto internazionale nasce nel 2006 ed è sostenuto da Europa, Stati Uniti, Russia, India, Cina, Giappone e Korea. Sette partner che coprono mezza umanità ed un terzo del Pil globale. Iter sarà un prototipo, finalizzato a testare la fattibilità scientifica e tecnologica. Il passo successivo sarà quello di un autentico reattore sperimentale, Demo, in grado di dimostrare su larga scala la produzione di energia elettrica, portando la fusione nella sua era "industriale".

Il valore economico dell'impresa si aggira intorno ai 15 miliardi di euro: una cifra enorme, che è stato possibile mettere insieme solo in virtù di una vasta, e solida, collaborazione internazionale. L'Italia partecipa grazie a Padova, dove già negli anni Cinquanta un gruppo di ricercatori per lo più giovanissimi, guidati da un manipolo di docenti visionari e lungimiranti (tra tutti Antonio Rostagni), hanno intravisto per primi la potenza smisurata di una scoperta che, all'epoca, era confinata all'ambito militare. Gli studi sulla fusione hanno una lunga storia e hanno già portato, negli anni, alla nascita del Consorzio Rfx (che ha spianato la strada all'arrivo di Iter) e del primo corso di dottorato internazionale sulla fusione nucleare, che ogni anno attrae studenti da ogni parte d'Europa e del mondo. Tanti piccoli tasselli che, insieme, hanno reso Padova la punta di diamante sul territorio nazionale, catapultando nella città del Santo 20 milioni di investimenti italiani e 200 milioni di investimenti europei. Gli attori nazionali del progetto Iter sono cinque: Cnr, Università, Enea, Infn, Acciaierie Venete. Ma a beneficiare degli investimenti ci sono anche moltissime aziende (di cui l'80% italiane) selezionate da Fusion for Energy (il committente del progetto Iter) per realizzare i diversi componenti. Una di queste è a La Spezia, dove nella ex casa delle lavatrici San Giorgio oggi si producono le bobine in grado di imprigionare il plasma incandescente, che serve a far funzionare il reattore. Le fa un'azienda genovese, la Asg Superconductors: ne servivano 18 in tutto, dieci di fattura italiana e 8 giapponesi. Ma quelle italiane sono pronte con un anticipo di un anno. E sono già passate da Marghera, dove a completare la finitura è stata la Simic, azienda di Cuneo che negli anni '70 si occupava di carpenteria leggera. Oggi fa impianti industriali di altissimo livello. Marghera, che non è la sede principale dell'azienda, è stata scelta per la posizione: i componenti di Iter hanno dimensioni ed un peso tali da rendere impossibile il trasporto via terra, così viaggiano per nave. Girano intorno alla penisola e arrivano fino a Cadarache, a nord di Marsiglia, dove intorno al 2030 partiranno gli sperimenti con Iter. «I benefici della scoperta» conclude il professor Gnesotto «li intravedranno, forse, i nostri nipoti. Ma, per loro, cambieranno il mondo».